Dalla Cina con furore 2.0.
Aprile 29, 2010 on 7:59 pm | In Politica | No CommentsQuanto accade nel Popolo della Libertà da qualche settimana a questa parte (…io credo da quando è stato fondato) è in totale contraddizione con quanto puntualmente si affretta a precisare, molto populisticamente e in ogni conferenza stampa o comizio elettorale che sia, il Presidente del Consiglio.
Quella “libertà” che tanto sbandiera ha oggi avuto una battuta d’arresto senza precedenti. Proprio lui che ne fa un baluardo della sua attività politica.
Non mi interessa se a farne le spese è stato Italo Bocchino, con il quale condivido da qualche anno un percorso politico e al quale va tutta la mia solidarietà. Ciò che mi preme sottolineare è che nel PdL, quello che ora è Popolo della Libertà, prima Polo della Libertà e Casa della Libertà, la “libertà” non c’è. Non c’è! E’ un fatto.
Se è vero, come credo sia vero, che il Presidente del Consiglio abbia chiesto la testa di uno dei massimi esponenti del partito solo perchè ha manifestato in pubblico ed in privato una visione politica diversa rispetto al “pensiero unico” che continua a permeare la linea politica del partito, allora è evidente un deficit di democraticità.
Se c’è un deficit di democraticità allora questo partito non va bene e ne va del bene del sistema Paese.
Spero di essere smentito quanto prima.
Si possono prendere in giro tanti per poco, pochi per tanto, ma non tanti per tanto!
Discutere, confrontarsi, sintetizzare e decidere: il PdL.
Aprile 25, 2010 on 9:15 pm | In Politica | No CommentsNon è oro tutto ciò che luccica. E’ proprio il caso di dirlo, ma per gli addetti ai lavori, i cosiddetti palazzinari cioè gli abitanti del “palazzo”, già da qualche tempo l’oro aveva lasciato il posto all’argento e al bronzo.
Mi interessa relativamente poco quello che sta accadendo nel palazzo o nei palazzi di quel chilometro quadrato di Roma. O meglio, chiarisco, mi interessa per le sorti della politica italiana e da giovane appassionato di politica guardo con attenzione ma più al futuro che al “battibecco” tra il Presidente e il Presidentino. Entrambi con la P maiuscola ovviamente ma con un discrimine, innaturale, che qualcuno ha cercato prepotentemente di far trasparire.
Chiarisco subito un altro concetto: il partito azienda, Forza Italia, non mi è mai andato giù, né l’azione politica di colui, Berlusconi, che ne decideva le sorti. L’ho sempre considerato un ottimo imprenditore, forse il migliore che l’Italia conosca, ma un furbo politico ed indubbiamente, per l’astuta furberia, il paese deve essere a lui grato. Nessuno mette in dubbio che il Presidente abbia fatto tanto e altrettanto continuerà a fare perché nessuno gli remerà contro. Ma se sei proprietario di un bene è legittima qualsiasi decisione autoritariamente assunta, se invece dividi la proprietà 50 e 50, 70 e 30, 90 e 10…, devi essere anche pronto a ricevere qualche critica da parte di chi vuole che quel 10 diventi 20, 30, 40…e che l’azienda invece di produrre x, produca x+1 magari con qualità superiore.
A Berlusconi, è inutile nasconderlo, questo non è andato giù. Forse perché da imprenditore non è mai incorso in difficoltà tali da comportare una battuta d’arresto.
All’indomani della nascita del Popolo della Libertà, Gianfranco Fini fu esplicito nel chiedere partecipazione condivisa nelle scelte e nell’azione dell’esecutivo, nelle scelte di politica nazionale e queste non potevano certamente esaurirsi in poltrone ministeriali, sottosegretariali e giù di lì. Ma Fini doveva insistere all’ora, senza aspettare che trascorresse un anno e che i risultati elettorali e le processioni giubilari mettessero Berlusconi quasi in una posizione venerabile. Non ci si può lamentare ora se due mesi fa, quando ancora non si conoscevano i candidati presidenti di qualche regione tra cui la mia, la Campania, si diceva “speriamo in una decisione di Berlusconi”. Tant’è!
Ma Fini un mea culpa lo ha sicuramente fatto ed ora, meglio tardi che mai, tenterà di riportare la bilancia in una situazione di equilibrio. Più che altro tenterà di riportare il dibattito, il confronto, la politica…all’interno del PdL. Io credo ci riuscirà.
Senza voler essere forzatamente maliziosi e senza voler vedere nell’atteggiamento di Fini un fine specifico che allo stato non c’è, mi chiedo, perché tanto timore nei confronti di richieste più che legittime? Perché i grandi non possono emulare, una volta tanto, i piccoli che continuamente dibattono e si interrogano su scelte, decisioni, problemi e così si formano politicamente? Perché non si può semplicemente discutere e confrontarsi nel rispetto delle parti e di opinioni che per cultura e formazione personale possono divergere senza dover per forza di cose entrare in conflitto? E’ un attacco al leader, che è e resta Berlusconi e diversamente non potrebbe essere, è essere traditori? Noi che in queste concitate ore stiamo discutendo e confrontando opinioni e pareri, stiamo forse arrecando un danno al PdL, o al contrario stiamo apportando qualche miglioria al nostro partito?
Per questioni di carattere strettamente politico, mi chiedo, è dato sapere come si vuole procedere con il federalismo ovvero bisogna approvare a scatola chiusa quanto sbandiera la Lega? Allo stesso modo è possibile discutere sulla riforma della giustizia ovvero approvare sic et simpliciter quanto scritto dagli avvocati del Premier, che sarà scritto sicuramente bene ma che vorremmo avere la possibilità di leggere?
Questo deve, a mio parere, fare il Popolo della Libertà se aspira ad essere, come Berlusconi dice, il partito di tutti gli italiani che non si riconoscono nelle sinistre: discutere, confrontarsi, sintetizzare e decidere.
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