Nasce il Partito degli Italiani
Marzo 23, 2009 on 11:59 am | In Politica | No Comments“Nasce il Partito degli Italiani“. Questa la scritta che a caratteri cubitali si leggeva alle spalle del tavolo della presidenza, su un palco a forma di ponte per simboleggiare il passaggio dall’isola (felice, quella di AN) alla terra ferma (il nuovo percorso politico, PdL).
Un nuovo percorso politico che legherà con il matrimonio del prossimo weekend un lungo fidanzamento durato quindici anni. Pensavo di non riuscire a trattenere le lacrime ascoltando lo speaker - il reggente La Russa - decretare la fine di Alleanza Nazionale, invece la naturale commozione lasciava sempre più la strada ad una consapevolezza: la forza delle idee, l’dentità, il credere in dei valori, la coerenza della persona, non possono essere legati ad un simbolo ma volano necessariamente più alti e fintantochè non saranno contaminati, si avrà sempre la forza di affermarli.
Alleanza Nazionale si è sciolta portando con se quanto di meglio può esserci sulla scena politica italiana. La destra italiana non chiude, perchè vola sulle ali della passione politica, dell’entusiamo, della voglia di fare di più e bene per l’Italia.
Un profilo identitario per il PDL
Marzo 9, 2009 on 10:26 am | In Politica | 6 CommentsAl tempo della costituzione del Partito Democratico, dai mezzi di comunicazione al mondo politico culturale, si instaurò una intensa ed attenta discussione pubblica. La sufficienza, quindi, che sta accompagnando l’avventura del PDL, viste come sono andate le cose dall’altra parte, potrebbe suonare come un auspicio di lunga vita.
Per usare una battuta maliziosa si potrebbe dire che la sinistra pensa molto e gode delle attenzioni medianiche, ma fallisce drammaticamente i propri obiettivi; mentre la destra, almeno questa destra che si sta delineando, poco portata per il dibattito interno ed ignorata dagli opinionisti, raggiunge silenziosamente e con decisione i traguardi che si prefigge.
Se questa premessa, allora, può essere considerata vera, non pare oggettivamente sensato dar peso a discussioni che possono tediare da quello che è il fine ultimo, cioè creare un partito stabile nella sua fisiologica eterogeneità, ma con piena legittimazione.
Penso, ad esempio, alla discussione sulla leadership del PDL che per adesso può essere accantonata ma che ha creato notevoli frizioni, tra un leader naturale, che talvolta porta avanti politiche storiche della destra, ed un leader della destra che talvolta si discosta totalmente dalle politiche di destra. Mi torna in mente il distinguo del Presidente della Camera riguardo al decreto legge cosiddetto “Eluana”, in merito alla necessità di difendere, sempre ed a ogni costo il diritto alla vita in quanto diritto non disponibile.
Va dato atto al leader naturale del PDL, e dico ciò con un pizzico di rammarico ed a malincuore, di aver recuperato alcune tematiche storiche della destra. Riforma presidenziale… sicurezza nelle strade e nelle case… meritocrazia nella Pubblica Amministrazione…
Questi non sono più valori astratti di una destra “di nicchia” ma stanno diventando progetti realizzabili per cambiare il volto dell’Italia.
Questa è anche la bellezza di un grande partito che non deve in alcun modo intimorirci; un grande partito che esprime un progetto di governo, che non si limita ad enucleare principi, ma ha anche la forza per trasformarli in decreti, in leggi, in politiche esecutive.
Tutto ciò è necessario farlo su temi che più stanno a cuore alla politica così come da noi intesa, proponendo, discutendo ed approvando, senza attendere che altri possano farlo al nostro posto.
Stanno sviluppando una politica di destra molto più il Ministro Gelmini ed il Ministro Brunetta, che non i colonnelli di destra, che spesso si presentano da “professionisti dell’identità”, continuando a recitare in maniera astratta la lista dei valori, come se di questi valori avessero ancora il monopolio e i diritti d’autore. I nostri valori di riferimento restano e resteranno tali in qualunque circostanza politica o extrapolitica, ma è necessario passare dalle teoria alla pratica una buona volta.
Perché AN non ha proposto le “ronde di quartiere” ed abbiamo lasciato che il tema della sicurezza fosse cavalcato dalla Lega…? Perché siamo ancora frenati dalla necessità, da quella strana sindrome di legittimazione che tante volte ha fatto retrocedere AN su questioni di fondamentale importanza. Una sindrome fondata sull’inconscio complesso di inferiorità nei confronti della ormai decadente cultura politica di sinistra.
Questo è il punto fondamentale che deve essere posto al centro dell’attenzione in questa delicata stagione politica.
Non il nodo, peraltro sciolto da tempo, della leadership, ma appunto la piena definizione del profilo identitario del nuovo grande partito che governa l’Italia, con aggettivi, sostantivi ed avverbi… per far si che il PDL coniughi il più ampio rinnovamento politico, economico, strutturale, con il rispetto dei valori profondi dell’identità dell’anima italiana.
Per conseguire gli obiettivi di lungo periodo un tale partito avrà anche bisogno di regole chiare ed effettive, che garantiscano la democrazia interna e tutelino il necessario pluralismo tra le diverse componenti ideali; di un radicamento efficace sul territorio, condizione indispensabile affinché la sua classe politica venga seriamente selezionata e non cooptata dall’alto ovvero per amicizia, come spesso avviene ed è avvenuto anche nella nostra Provincia.
Un partito che dovrà parlare alla società nel suo complesso, compito particolarmente gravoso del nostro territorio al quale non ci sottraiamo; un partito che dovrà guardare al futuro perseguendo obiettivi di innovazione, avendo salde radici nella storia e nella memoria dell’Italia; un partito che abbandoni le divisioni laceranti – e l’esempio del PD è emblematico – pensando a governare l’Italia e soprattutto a governarla bene.
Mettiamoci in gioco, quindi; ritroviamo, per chi l’ha smarrita, la voglia di metterci in discussione serenamente, procedendo per meriti e non per fittizie investiture; ricerchiamo nuove sintesi anche ideologiche; creiamo un nuovo senso di appartenenza per declinare in forme nuove le visioni ideali e politiche; solo in tal modo potremmo con certezza considerarci protagonisti del futuro.
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