L’asinello diventa cavallo
Novembre 5, 2008 on 6:04 pm | In Politica |Barack Obama è il 44esimo Presidente degli Stati Uniti d’America. Esponente del partito democratico già senatore dell’Illinois è anche, in assoluto, il primo Presidente afroamericano della storia degli States. Ha vinto con una buona maggioranza in termini percentuali di voti espressi, 52 a 46, +6 sul rivale, e con una larghissima maggioranza in termini di “grandi elettori”, più del doppio, precisamente 349 a 163.
Il senatore McCain, lo sfidante per il posto di primo inquilino della Casa Bianca, esponente del partito repubblicano, lo stesso partito del presidente uscente G.W. Bush, riesce a mantenere il consenso del cuore degli USA. Gli Stati centrali hanno infatti votato per il senatore repubblicano e lo stesso distacco percentuale è la dimostrazione che gli americani sono essenziamente più repubblicani.
Devo confessare la mia simpatia per Obama, pur sperando nella vittoria di McCain; non è opportunismo e qualche amico potrà testimoniare. Tante volte la simpatia per una persona è “a pelle”. Non conoscevo nessuno dei due candidati eppure il senatore Obama mi ispirava fiducia. La fiducia della quale ha bisogno un paese in grave difficoltà.
Il vento di novità portato dal presidente Obama, unito agli errori del governo Bush ed alla crisi economica, vero ed importante cavallo di Troia, hanno alimentato il sogno americano.
Obama ha saputo meglio incarnare e rappresentare la voglia di riscatto di un paese, prima potenza mondiale, che per troppe volte in questi ultimi anni è stato messo in ginocchio ed ha stentato a rialzarsi. Si potrebbe partire dalla fatidica data dell’11 settembre per finire con il ko finanziario dei nostri giorni. Non è stato molto difficile per Obama ed i democratici disegnare una linea di congiunzione tra Bush e McCain.
Al vecchio senatore reduce dal Vietnam, troppo vecchio forse per incarnare i sogni di rinascita degli americani, va dato l’onore delle armi. Gli va riconosciuta la forza e la tenacia di aver condotto una campagna elettorale difficilissima per chiunque altro, nell’annoso intento di scrollarsi di dosso le negatività dell’amministrazione Bush. Sarebbe stata una debacle per tanti eppure McCain è riuscito a mettere il fiato sul collo al suo avversario, segno questo della bontà di una propaganda ricca di contenuti e di pochissime accuse. Poi c’è stato un errore di valutazione sul vice, la Sarah Palin, governatrice dell’Alaska, che in tutti i modi ha tentato concentrare su di se la maggior parte dell’opinione pubblica e più volte è caduta in fallo. Certo non ha determinato la sconfitta dei repubblicani ma, dal mio punto di vista, ha contribuito a rendere più affidabile l’avversario e il suo enturage.
Da sottolineare il rispetto reciproco degli avversari ed il comune intento di risollevare il paese. McCain chiama Obama e si complimenta per il risultato elettorale facendogli gli auguri di buon lavoro. Lo stesso McCain, davanti alla folla di fans, dice “Obama è il mio presidente e devo, dobbiamo, aiutarlo affinchè gli USA ritornino ad essere la grande potenza che pur rappresentano”. Obama dal canto suo elogia lo sfidante e lo ringrazia per aver tenuto alta la discussione ed il dibattito politico. Sarà il caso di prendere esempio…
Al presidente Obama l’in bocca al lupo, sincero, di buon lavoro.
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