La sentenza che spegne una vita
Novembre 14, 2008 on 11:45 am | In Politica | 1 CommentIl 13 novembre 2008 in Italia è stata introdotta l’eutanasia. Anche se - come afferma la Cassazione - la sentenza attraverso la quale il padre di Eluana Englaro potrà definitivamente staccare il sondino che la alimenta e la tiene in vita è applicabile a questo caso specifico, nei fatti si può provocare la morte di una persona senza incorrere nella violazione di norme previste dall’ordinamento italiano, vale a dire un’accusa di omicidio.
Quello di Eluana è stato un caso, che per la particolarità e la sensibilità della situazione, ha interrogato e diviso l’intero paese sui confini della vita e della morte, sulla dignità dell’esistenza, sul diritto di trasformare questi problemi/esigenze in una legge che, in ultima istanza, dia a qualcuno il potere di decidere sulla vita di un altro.
Questa legge non c’è e visto come sono andate le cose sarebbe stato auspicabile che il Parlamento avesse dettagliatamente disciplinato la materia con la delicatezza che essa richiede.
In questo vuoto legislativo, come spesso accade, si è inserito il giudice colmando per sentenza quello che ha percepito come una lacuna giuridica, forzando e adeguando il Codice alla «mutata coscienza sociale». I magistrati si sono sostituiti al Parlamento e, interpretando quello che ritengono essere il comune sentire («dimostrando di essere in sintonia con la maggioranza del Paese», come dice la radicale Coscioni), hanno stabilito che quel che fino a ieri per la legge era omicidio, oggi per chi la legge è chiamato ad applicare non lo è più. Questo è avvenuto!
Così facendo la Corte di Cassazione tradisce, a mio parere, quella che è la funzione cardine del suo stesso operare, quella funzione nomofilattica atteraverso la quale “garantisce l’esatta osservanza e l’uniforme interpretazione della legge, l’unità del diritto oggettivo nazionale“.
Se quanto appena detto corrisponde al vero è oggettivamente lecito pensare che la Suprema Corte stia “aprendo”a nuovi orizzonti.
Ma si può morire per quanto scritto nel dispositivo di una sentenza? La risposta che consegue ad una domanda aberrante non può che errese negativa. Oncor più aberrante è la premesa: si può decidere di far morire una persona assolutamente viva?
Università e ricerca
Novembre 11, 2008 on 4:28 pm | In Politica | 2 CommentsDal blog di Gianmario riprendo i contenuti del Dl Gelmini in materia di Università e ricerca.
Ecco cosa prevede il Dl:
- Trasparenza nei concorsi. Reclutamento professori universitari.
Le commissioni che giudicheranno gli aspiranti professori universitari di prima e seconda fascia saranno composte, a differenza di quanto accadeva fino ad ora, da 4 professori sorteggiati da un elenco di commissari eletti a loro volta da una lista di ordinari del settore scientifico disciplinare oggetto del bando e da 1 solo professore ordinario nominato dalla facolta’ che ha richiesto il bando. Si evita cosi’, spiega il ministero, il rischio di predeterminare l’esito dei concorsi e si incoraggia un piu’ ampio numero di candidati a partecipare.
- Reclutamento ricercatori.
In attesa di un riordino organico del sistema di reclutamento dei ricercatori universitari le commissioni che giudicheranno i candidati al concorso saranno composte da 1 professore associato nominato dalla facolta’ che richiede il bando e da 2 professori ordinari sorteggiati da una lista di commissari eletti tra i professori appartenenti al settore disciplinare oggetto del bando. La valutazione dei candidati avverra’ secondo parametri riconosciuti anche in ambito internazionale.
- Freno alle universita’ ’spendaccione’.
Le universita’ con una spesa per il personale troppo elevata (piu’ del 90% dello stanziamento statale) non potranno effettuare nuove assunzioni. La norma pone un freno alle gestioni finanziarie non adeguate di alcune universita’ (soprattutto nel rapporto entrate-uscite). Da oggi le universita’ che spendono piu’ del 90% dei finanziamenti statali (Fondo di Finanziamento Ordinario) in stipendi non potranno bandire concorsi per docenti, ricercatori o personale amministrativo.
- Piu’ ricercatori assunti dalle Universita’.
Per favorire l’assunzione dei giovani ricercatori, il blocco del turn over (a quota 20% nelle altre amministrazioni) viene elevato al 50%. Delle possibili assunzioni presso le Universita’, almeno il 60% dovra’ essere riservato ai nuovi ricercatori.
- Concorsi di ricercatore gia’ banditi fuori dal turn over.
I bandi di concorso per posti da ricercatore gia’ banditi sono esclusi dal turn over. 2300 ricercatori dunque saranno esclusi dal blocco del turn over.
- Enti di ricerca esclusi dal blocco delle assunzioni. Gli enti di ricerca sono esclusi dal blocco delle assunzioni che e’ entrato in vigore per tutte le amministrazioni pubbliche.
- Piu’ finanziamenti alle Universita’ migliori.
Piu’ finanziamenti (cioe’ il 7% del Fondo del Finanziamento ordinario e del Fondo straordinario della Finanziaria 2008) saranno distribuiti alle Universita’ migliori: quelle con offerta formativa, con qualita’ della ricerca scientifica, qualita’, efficacia ed efficienza delle sedi didattiche migliori. Le universita’ piu’ virtuose saranno individuate in tempi molto brevi attraverso i parametri di valutazione Civr (Comitato di indirizzo per la valutazione della ricerca) e Cnvsu (Comitato nazionale valutazione del sistema universitario).
- Borse di studio ai ragazzi piu’ meritevoli.
Per la prima volta in Italia, si legge nella nota inviata dal ministero, tutti gli aventi diritto avranno la borsa di studio. L’incremento di 135 milioni di euro sara’ destinato ai ragazzi capaci e meritevoli, privi di mezzi economici. 180 mila ragazzi oggi sono idonei a ricevere la borsa di studio e l’esonero dalle tasse universitarie, ma solo 140.000 li ottengono di fatto gia’ oggi.
- 65 milioni per nuove strutture per il 2009.
Per gli studenti universitari ci saranno 1700 posti letto in piu’. Saranno realizzati inoltre progetti per le residenze universitarie.
L’asinello diventa cavallo
Novembre 5, 2008 on 6:04 pm | In Politica | No CommentsBarack Obama è il 44esimo Presidente degli Stati Uniti d’America. Esponente del partito democratico già senatore dell’Illinois è anche, in assoluto, il primo Presidente afroamericano della storia degli States. Ha vinto con una buona maggioranza in termini percentuali di voti espressi, 52 a 46, +6 sul rivale, e con una larghissima maggioranza in termini di “grandi elettori”, più del doppio, precisamente 349 a 163.
Il senatore McCain, lo sfidante per il posto di primo inquilino della Casa Bianca, esponente del partito repubblicano, lo stesso partito del presidente uscente G.W. Bush, riesce a mantenere il consenso del cuore degli USA. Gli Stati centrali hanno infatti votato per il senatore repubblicano e lo stesso distacco percentuale è la dimostrazione che gli americani sono essenziamente più repubblicani.
Devo confessare la mia simpatia per Obama, pur sperando nella vittoria di McCain; non è opportunismo e qualche amico potrà testimoniare. Tante volte la simpatia per una persona è “a pelle”. Non conoscevo nessuno dei due candidati eppure il senatore Obama mi ispirava fiducia. La fiducia della quale ha bisogno un paese in grave difficoltà.
Il vento di novità portato dal presidente Obama, unito agli errori del governo Bush ed alla crisi economica, vero ed importante cavallo di Troia, hanno alimentato il sogno americano.
Obama ha saputo meglio incarnare e rappresentare la voglia di riscatto di un paese, prima potenza mondiale, che per troppe volte in questi ultimi anni è stato messo in ginocchio ed ha stentato a rialzarsi. Si potrebbe partire dalla fatidica data dell’11 settembre per finire con il ko finanziario dei nostri giorni. Non è stato molto difficile per Obama ed i democratici disegnare una linea di congiunzione tra Bush e McCain.
Al vecchio senatore reduce dal Vietnam, troppo vecchio forse per incarnare i sogni di rinascita degli americani, va dato l’onore delle armi. Gli va riconosciuta la forza e la tenacia di aver condotto una campagna elettorale difficilissima per chiunque altro, nell’annoso intento di scrollarsi di dosso le negatività dell’amministrazione Bush. Sarebbe stata una debacle per tanti eppure McCain è riuscito a mettere il fiato sul collo al suo avversario, segno questo della bontà di una propaganda ricca di contenuti e di pochissime accuse. Poi c’è stato un errore di valutazione sul vice, la Sarah Palin, governatrice dell’Alaska, che in tutti i modi ha tentato concentrare su di se la maggior parte dell’opinione pubblica e più volte è caduta in fallo. Certo non ha determinato la sconfitta dei repubblicani ma, dal mio punto di vista, ha contribuito a rendere più affidabile l’avversario e il suo enturage.
Da sottolineare il rispetto reciproco degli avversari ed il comune intento di risollevare il paese. McCain chiama Obama e si complimenta per il risultato elettorale facendogli gli auguri di buon lavoro. Lo stesso McCain, davanti alla folla di fans, dice “Obama è il mio presidente e devo, dobbiamo, aiutarlo affinchè gli USA ritornino ad essere la grande potenza che pur rappresentano”. Obama dal canto suo elogia lo sfidante e lo ringrazia per aver tenuto alta la discussione ed il dibattito politico. Sarà il caso di prendere esempio…
Al presidente Obama l’in bocca al lupo, sincero, di buon lavoro.
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