Sciopero? Ripensiamolo
Ottobre 17, 2008 on 5:16 pm | In Politica |Si parla di sciopero. Da una parte il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, dall’altra la Cgil, che mi permetto di definire “sindacato comunista dei fannulloni del no”.
Nel mezzo il progetto del Governo che riforma il diritto di sciopero, soprattutto nei servizi pubblici essenziali. Cambiamenti che la naturalmente la Cgil contesta così come contesta ed ha contestato qualsiasi proposta di riforma riguardante il mondo perverso del lavoro, dei contratti che lo regolano, delle forme e modalità del sindacato stesso e di qui in avanti.
“Lo sciopero è un diritto incoercibile e le linee guida confermano i tratti illiberali già denunciati nei giorni scorsi” si legge in una nota del sindacato di Epifani. Ma Sacconi insiste: “Cittadini e imprese non possono essere penalizzati”. Ovviamente. Penalizzati da chi lo sciopero lo fa per professione.
La disinformazine la fa da padrone ed il ministro del Welfare chiarisce le linee guida del futuro decreto legge. Si parte dall’idea che lo sciopero potrà essere proclamato anche nel caso in cui venga indetto da una minoranza di lavoratori, ma il governo chiede di sapere “preventivamente quale sarà l’adesione” così da contrastare “l’effetto annuncio che crea disagi ai cittadini”. Ed ancora: via al referendum consultivo obbligatorio prima dello sciopero; adesione individuale preventiva per sapere quanti servizi verranno toccati; sanzioni affidate ai prefetti e non alla Commissione di garanzia, affinchè siano “effettive”; no al blocco di ferrovie, strade, aeroporti, no al danneggiamento irreversibile degli impianti.
La Cgil, però, non ci sta e mette in guardia il governo da rischi di incostituzionalità. Cosa? Incostituzionalità? La Cgil? Il sindacato?
“Le norme attaccano i diritti dei lavoratori e della loro rappresentanza e appaiono sbagliate nel metodo, nel merito e sotto il profilo costituzionale”. Ma la Carta Costituzionale, in materia di sindacato, all’art. 39, sancisce che “ai sindacati non può essere imposto altro obbligo se non la loro registrazione presso uffici locali o centrali, secondo norme di legge. E’ condizione per la registrazione che gli statuti dei sindacati sanciscano un ordinamento interno a base democratica. I sindacati registrati hanno personalità giuridica […]. Sono registrati i sindacati? Manco a pensarlo. Qualche mente illustre aveva pensato di riportare all’attualità la questione ma è stato ingenerosamente attaccato. “Vogliono imbavagliare i sindacati” hanno gridato. Gli statuti delle tre maggiori confederazioni sindacali italiane sanciscono un ordinamento interno a base democratica? Si, ma solo quando si tratta di organizzare scioperi e manifestazioni; per tutto quanto concerne l’attività sindacale non c’è possibilità di proferire parola da parte della base. Infine i sindacati, dato il non rispetto dei commi 2 e 3 dell’art. 39 Cost., non hanno personalità giuridica. Eppure la Cgil ha un fatturato annuo che si attesta sul milione di euro!
Cosa c’è di costituzionale nell’ordinamento sindacale? Nulla se non la più completa ed esplicita incostituzionalità.
Il complesso delle misure annunciate, dice la Cgil, “conferma il chiaro intento di introdurre ulteriori e immotivate restrizioni al diritto di sciopero e alla libertà sindacale in una situazione nella quale le regole attuali offrono già all’utenza una protezione che non ha eguali negli altri paesi europei”. E i turisti che arrivano in Italia e si trovano a dover attendere per ore, come accade spesso per il settore aereo e ferroviario, che i gentili operatori tornino a fare il proprio dovere?
Una sola cosa è certamente vera: anche su questo “è paese dei balocchi”. Speriamo nel buon ministro Sacconi.
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