L’insindacabile giudice della vita
Luglio 11, 2008 on 4:18 pm | In Politica |Dopo aver tanto letto, dalla pronuncia della Coste d’Appello di Milano, sul “caso Eluana”, esprimo il mio personale pensiero che spero possa aiutare a riflettere.
Leggendo l’editoriale di Francesco D’Agostino sull’Avvenire una domanda mi è affiorata subito alla mente: chi è, o deve essere, l’insindacabile giudice della vita umana? Chi, come me, è Cattolico Apostolico Romano praticante non ha dubbi. Tuttavia cerco, a causa di questo condizionamento psicologico, di traslare la ragione e portarla, per quanto mi riesce, in campo neutro.
Definire la vita di Eluana tragica è dir poco. La si potrebbe qualificare, con ratio, non dignitosa. E questa qualificazione sarebbe accettabile se a darla fosse chi non ritiene intrinseca la dignità alla vita umana. Allo stesso modo si potrebbe argomentare che non abbia dignità la vita di una persona in quanto gravemente malata, o la vita di un gravissimo portatore di handicap, o la vita di un demente, od ancora di un criminale. Argomentando in tal senso nessuna di queste vite meriterebbe tutela e potrebbero ragionevolmente essere soppresse. Si può, quindi, accostare ai precedenti esempi la vita di un malato in coma.
E’ senza dubbio da salvaguardare e c’è il dovere di rispettare la volontà del malato a non sottoporsi a cure coercitive, ma a patto che la volontà provenga scientemente dalla decisione della persona; nel caso di Eluana ho i miei, seppur personali, dubbi.
La bioetica si interroga da tempo su tali difficili questioni senza tuttavia elaborare risposte che potessero essere concretamente portate all’attenzione. E se Eluana, così come appare dalle testimonianze delle suore che la accudiscono, fosse in grado di sentire al punto da muovere gli occhi? Eluana non è in coma irreversibile; non è sofferente di una terribile malattia che la sta uccidendo. E se anche l’Ordine dei medici afferma che il principio fondamentale è la sacralità dell’esistenza umana appare questa decisione, a me, il solito protagonismo giurisprudenziale.
A chi la facoltà di decidere della vita o della morte?
3 commenti »
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Caro Dino, il diritto alla vita e quindi il destino di ogni essere umano, per noi credenti e praticanti, è qualcosa che va molto più al di là di una misera quanto plateale sentenza. I Cristiani sono giudicati solo da un Giudice Divino e la bioetica non potrà mai dare risposte sull’etica morale e cristiana delle persone. Certo questo caso (come tanti altri) è un caso singolare, qui c’è un padre (che penso e mi auguro sia così) che vuol far rispettare le volontà della figlia ma quanti genitori staccherebberò la spina?
Probabilmente, però, per poter dare un giudizio certo, dovremmo essere genitori.
Complimenti per il post.
Saluti, Andrea
Commento di Andrea Grella — 11 Luglio 2008 #
@Andrea: Ma qual’è la volontà della figlia? E’ una volontà concreta o presunta dettata dall’osservare lo stato di (presunta) sofferenza della figlia? E nel caso di tutela della vita umana si può parlare di volontà da far rispettare? In questi termini casi come questi si perdono nell’infinito, cosa che credo sarebbe più giusta!
Grazie per i complimenti!
Commento di Dino — 12 Luglio 2008 #
[…] (…) Definire la vita di Eluana tragica è dir poco. La si potrebbe qualificare, con ratio, non dignitosa. E questa qualificazione sarebbe accettabile se a darla fosse chi non ritiene intrinseca la dignità alla vita umana. Allo stesso modo si potrebbe argomentare che non abbia dignità la vita di una persona in quanto gravemente malata, o la vita di un gravissimo portatore di handicap, o la vita di un demente, od ancora di un criminale. Argomentando in tal senso nessuna di queste vite meriterebbe tutela e potrebbero ragionevolmente essere soppresse. Si può, quindi, accostare ai precedenti esempi la vita di un malato in coma. (…) Sui temi etici sono un po’ debole. Dino, invece, è straordinario. Forza della fede… […]
Pingback di Gianmario Mariniello » L’insindacabile giudice della vita — 14 Luglio 2008 #