Analizziamo la grande vittoria
Aprile 15, 2008 on 10:06 pm | In Politica |Con i risultati delle amministrative (quasi definitivi) è proprio il caso di dire che è stata una grande vittoria. Il Pdl ha davvero “sbancato”. Alle comunali di Roma si va al ballottaggio con un Rutelli visibilmente depresso e un euforico Alemanno. Al ballottaggio anche per le provinciali romane. Al PDL il Friuli dove Tondo fa fuori il principe del caffè Illy.
Non c’è storia in Parlamento dove sia alla Camera dei Deputati che al Senato della Repubblica godiamo di una ampissima maggioranza che permetterà una importante stabilità politica per governare l’Italia.
A voler essere pignolo potrei notare che il Pdl non è arrivato alla soglia psicologica del 40%, ma dopo una vittoria così netta nessuno, o quasi, noterà questo dato.
Quanto ad Alleanza Nazionale, contrariamente all’analisi di qualche amico di partito, mi sento di affermare che i consensi sono calati. E’ difficile dirlo con certezza ma se si da attenzione ai “flussi” così come analizzati dagli esperti, i dati sembrano essere evidenti. Abbiamo perso consenso a vantaggio della Lega al nord e siamo stati penalizzati in parte dall’astensionismo. La partita importante dovremmo, adesso, giocarla all’interno del Pdl.
La Lega è il vero partito trionfatore delle elezioni. Il partito del territorio, il partito del “parlare chiaro”, il partito della concretezza. Non è un caso che anche nella rossa Emilia Romagna ha raggiunto il 7% fino a toccare punte del 22% nelle regioni del nord.
Il democristiano Casini e il suo Udc, unico baluardo entrato in Parlamento tra i piccoli partiti e grazie al determinante Cuffaro in Sicilia e chissà perchè solo in questa regione, è stato fortemente ridimensionato e adesso dovrà scendere dal piedistallo è smetterla di fare il professorino. Tuttavia nelle amministrative sarà, in alcuni comuni e province, determinante al ballottaggio.
La Destra di Storace e Santanchè ha fatto la fine che meritava. Non disdegno, però, e non nego che più volte sono stato tentato da strani pensieri. Forse l’avrei votato se avessi visto anche un piccolissimo spiraglio di rappresentanza parlamentare. Con tali modi di fare e pensare ci si aggrappa solo all’utopia dell’essere.
Passando allo schieramento opposto preferisco non infierire. Tuttavia, per un giovane di destra quale sono e resterò, è davvero eccitante osservare la fine dei comunisti. Qualcuno dice che non è un bene per la democrazia. Dal canto mio penso, invece, che non si tratti di democrazia. Se i comunisti si ergevano a difensori dei lavoratori, dei pensionati, dei ceti deboli (come se noi non avessimo a cuore le loro sorti), dal risultato elettorale emerge con evidenza che gli italiani che incarnano tali categorie non si sentono più rappresentati da tali persone. E se non sei rappresentativo più nemmeno dei lavoratori, se non incarni più nemmeno le istanze di questi, è giusto che resti fuori dal Parlamento che è il luogo di rappresentanza del popolo per eccellenza. Non hanno più ragione di esistere.
Discorso simile vale per il PD del Walter. Una sconfitta allucinante. Non vale la più volte balbettata poesia del nuovo, del futuro. Gli italiani hanno capito che il PD è più vecchio del vecchio. Veltroni dovrà interrogarsi su questo e noterà, come del resto stiamo notando tutti, che a commentare e analizzare i dati in televisione, ci sono Bersani, Franceschini, Fassino, Livia Turco. Questo è il vecchio e gli italiani hanno giustamente affossato. Qualcuno gli dovrà anche far notare che ha totalmente sbagliato la strategia e la campagna elettorale. Qualcuno lo ha sentito parlare di crisi del sistema Italia? Mai un accenno a tale tema centrale che rispecchia la realtà. Le fantasie e i sogni non realizzabili non ingannano più neanche i bambini.
Buon risultato del giustizialista Di Pietro che per l’aver incentrato la sua campagna elettorale sull’antimastellismo ha raggiunto una buona percentuale.
Adesso tocca solo lavorare. Il momento è di quelli storici sia per la difficoltà che attraversa il nostro paese sia per la voglia, la possibilità e la necessità di cambiare l’Italia.
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Pagnoncelli dice che AN ha perso il 30% dei voti. Ergo avremmo preso il 9%. Non credo: saremmo arrivati in doppia cifra comunque. Ma credo che tra il dato “particolare” e quello totale, debba prevalere il secondo. “L’identità è vincere”, diceva Tatarella. Penso avesse ragione. E penso che spesso le idee ed i valori della destra li abbiano incarnati meglio la Lega e FI che AN.
Infine, credo vada sottolineato il dato dello spostamento a destra della politica italiana. Forse è un merito anche di AN.
Commento di GM — 15 Aprile 2008 #
@GM: Anch’io penso che il 30% dei voti sia tanto. Le ragioni del calo forse le conosciamo già. Forse avremo tempo di recuperare. Anche il dato particolare è importante perchè è da quello che fai il totale. Sono daccordo sui valori incarnati da Lega e FI; sarà anche per questo che siamo calati?
Sarà merito nostro riempire di “destra” un contenitore enorme.
Commento di Dino — 15 Aprile 2008 #