Un fallimento (quasi) totale
Luglio 31, 2007 on 8:58 am | In Politica |Maledetto ’68. Maledetto l’anno in cui si avviò lo sfascio dell’Italia. Il movimento tanto celebrato per quaranta anni è stato in realtà il peggiore della recente storia nazionale. Si partì con l’obiettivo di buttare l’acqua sporca di una società ancora intrisa dell’autoritarismo fascista, delle scarse libertà riservate dalla famiglia ai giovani, della rigidità dei costumi. Ma insieme con l’acqua sporca si è buttato via anche il bambino. Sarebbe un errore criticare tutto il fenomeno, ma è giunto il momento per prendere atto che il fallimento è stato quasi totale. Doveva trattarsi di una rivolta per rendere liberi i giovani, superare il concetto arcaico di famiglia, emancipare le donne. Non è successo niente di tutto questo e anziché moderare i problemi si sono estremizzate le risposte. Il ’68 ha politicizzato la magistratura e messo in discussione la sicurezza del cittadino con una valutazione sociologica secondo la quale lo Stato deve stare dalla parte di chi sbaglia e non di chi è vittima perché la devianza è frutto della società. Ha rovinato la scuola, ormai incapace di educare e limitata nell’istruire, con tanto di bulli, professori che insegnano a rollare le canne e professoresse che fanno sesso di gruppo con i discenti. Ha massificato l’università rendendo inutile la laurea per lo sbocco professionale. Ha mortificato il merito, cancellato l’indispensabile principio di autorità, distrutto le regole gerarchiche che servono a rendere forti e ordinate le comunità. Ha cancellato il concetto di Nazione rendendo debole l’Italia, ha risposto all’eccesso di presenza della Chiesa con una laicizzazione così forte da dar vita a un relativismo che fa dell’uomo un oggetto senz’anima, ha introdotto regole così folli nel mercato del lavoro da sganciare di fatto il reddito dalla produttività. Infine ha distrutto la famiglia, rendendo inascoltati i genitori e sbandati i figli. In Europa è iniziato il processo al ’68, con Sarkozy che parte dal simbolo della classe in piedi quando entra l’insegnante, l’inglese Scruton che fa discutere con il suo “Manifesto dei conservatori” e il tedesco Bueb che nell’”Elogio della disciplina” spiega che i giovani “hanno diritto” ad essere educati con autorità e amore. Dietro Francia, Inghilterra e Germania deve accodarsi l’Italia, avviare il processo al “maledetto ’68″ e ripristinare quelle vecchie e sane regole senza le quali la nostra società non ha futuro. Il compito della destra è di garantire più meritocrazia e meno egualitarismo, più autorità e meno anarchia, più disciplina e meno lassismo, più ordine e meno caos. Senza più complessi, trovando il coraggio delle altre destre occidentali.
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