Le misure anti-crisi del Governo
Dicembre 2, 2008 on 10:13 am | In Politica | 2 CommentsQueste, in breve, le misure anti-crisi adottate dal Governo a sostegno della famiglia, del lavoro, dell’occupazione e dell’impresa:
- i cittadini residenti che compongono un nucleo familiare a basso reddito da lavoro dipendente o pensione o redditi assimilati riceveranno un bonus tra i duecento ed i mille euro, parametrato al numero dei componenti del nucleo familiare e a seconda che in famiglia vi siano portatori di handicap;
- i mutui per l’acquisto della prima casa non potranno superare il 4% e, per i mutui già stipulati, lo Stato si accollerà l’eventuale parte eccedente;
- le tariffe sono bloccate per tutte le forniture abituali (fuorché l’acqua) fino al 31 dicembre 2009;
- in aiuto ai lavoratori pendolari sono bloccati i pedaggi autostradali e le tariffe ferroviarie sulle tratte regionali.
Tra le misure a sostegno dell’economia e dell’impresa:
- riduzione di tre punti percentuali sull’imposta sul reddito delle società e l’imposta regionale sulle attività produttive;
- proroga della detassazione dei salari di produttività con innalzamento da 30 a 35.000 euro del reddito massimo per beneficiare dell’aliquota agevolata e da 3 a 6.000 euro del salario di produttività agevolato fiscalmente;
- riduzione dei costi amministrativi sostenuti dalle imprese:
- revisione degli studi di settore per rimodulare gli indicatori di reddito agli effetti della congiuntura.
Per incentivare il rientro in Italia di ricercatori residenti all’estero, è previsto che siano fiscalmente imponibili solo per il dieci per cento. Infine, sono accelerate le procedure per la realizzazione di opere, comprese quelle di messa in sicurezza delle scuole, e previste ulteriori misure di contrasto all’evasione fiscale.
In ordine alla “Carta acquisti” (o “Social card”), spetta ai cittadini sopra i 65 anni e alle famiglie con figli di età inferiore ai 3 anni, con un reddito annuale fino a 6.000 euro. Per chi ha più di 70 anni, la soglia di reddito sale a 8.000 euro. E’ stata introdotta per sostenere le famiglie e le persone anziane nella spesa alimentare e per le spese domestiche di luce e gas. La Carta Acquisti vale 40 euro al mese. Per le domande fatte prima del 31 dicembre, sarà inizialmente caricata con 120 euro, relativi ai mesi di ottobre, novembre e dicembre; successivamente, nel corso del 2009; sarà caricata ogni 2 mesi con 80 euro, sulla base degli stanziamenti via via disponibili.
Le misure anti-crisi adottate sarebbero soddisfacenti, ma la “social card” è davvero una ridistribuzione di briciole. Mi viene da pensare che si è dato attenzione all’aspetto psicologico. Speriamo almeno in questo. In ogni caso se l’indirizzo è stato questo, non si potva fare di più.
La sentenza che spegne una vita
Novembre 14, 2008 on 11:45 am | In Politica | 1 CommentIl 13 novembre 2008 in Italia è stata introdotta l’eutanasia. Anche se - come afferma la Cassazione - la sentenza attraverso la quale il padre di Eluana Englaro potrà definitivamente staccare il sondino che la alimenta e la tiene in vita è applicabile a questo caso specifico, nei fatti si può provocare la morte di una persona senza incorrere nella violazione di norme previste dall’ordinamento italiano, vale a dire un’accusa di omicidio.
Quello di Eluana è stato un caso, che per la particolarità e la sensibilità della situazione, ha interrogato e diviso l’intero paese sui confini della vita e della morte, sulla dignità dell’esistenza, sul diritto di trasformare questi problemi/esigenze in una legge che, in ultima istanza, dia a qualcuno il potere di decidere sulla vita di un altro.
Questa legge non c’è e visto come sono andate le cose sarebbe stato auspicabile che il Parlamento avesse dettagliatamente disciplinato la materia con la delicatezza che essa richiede.
In questo vuoto legislativo, come spesso accade, si è inserito il giudice colmando per sentenza quello che ha percepito come una lacuna giuridica, forzando e adeguando il Codice alla «mutata coscienza sociale». I magistrati si sono sostituiti al Parlamento e, interpretando quello che ritengono essere il comune sentire («dimostrando di essere in sintonia con la maggioranza del Paese», come dice la radicale Coscioni), hanno stabilito che quel che fino a ieri per la legge era omicidio, oggi per chi la legge è chiamato ad applicare non lo è più. Questo è avvenuto!
Così facendo la Corte di Cassazione tradisce, a mio parere, quella che è la funzione cardine del suo stesso operare, quella funzione nomofilattica atteraverso la quale “garantisce l’esatta osservanza e l’uniforme interpretazione della legge, l’unità del diritto oggettivo nazionale“.
Se quanto appena detto corrisponde al vero è oggettivamente lecito pensare che la Suprema Corte stia “aprendo”a nuovi orizzonti.
Ma si può morire per quanto scritto nel dispositivo di una sentenza? La risposta che consegue ad una domanda aberrante non può che errese negativa. Oncor più aberrante è la premesa: si può decidere di far morire una persona assolutamente viva?
Università e ricerca
Novembre 11, 2008 on 4:28 pm | In Politica | 2 CommentsDal blog di Gianmario riprendo i contenuti del Dl Gelmini in materia di Università e ricerca.
Ecco cosa prevede il Dl:
- Trasparenza nei concorsi. Reclutamento professori universitari.
Le commissioni che giudicheranno gli aspiranti professori universitari di prima e seconda fascia saranno composte, a differenza di quanto accadeva fino ad ora, da 4 professori sorteggiati da un elenco di commissari eletti a loro volta da una lista di ordinari del settore scientifico disciplinare oggetto del bando e da 1 solo professore ordinario nominato dalla facolta’ che ha richiesto il bando. Si evita cosi’, spiega il ministero, il rischio di predeterminare l’esito dei concorsi e si incoraggia un piu’ ampio numero di candidati a partecipare.
- Reclutamento ricercatori.
In attesa di un riordino organico del sistema di reclutamento dei ricercatori universitari le commissioni che giudicheranno i candidati al concorso saranno composte da 1 professore associato nominato dalla facolta’ che richiede il bando e da 2 professori ordinari sorteggiati da una lista di commissari eletti tra i professori appartenenti al settore disciplinare oggetto del bando. La valutazione dei candidati avverra’ secondo parametri riconosciuti anche in ambito internazionale.
- Freno alle universita’ ’spendaccione’.
Le universita’ con una spesa per il personale troppo elevata (piu’ del 90% dello stanziamento statale) non potranno effettuare nuove assunzioni. La norma pone un freno alle gestioni finanziarie non adeguate di alcune universita’ (soprattutto nel rapporto entrate-uscite). Da oggi le universita’ che spendono piu’ del 90% dei finanziamenti statali (Fondo di Finanziamento Ordinario) in stipendi non potranno bandire concorsi per docenti, ricercatori o personale amministrativo.
- Piu’ ricercatori assunti dalle Universita’.
Per favorire l’assunzione dei giovani ricercatori, il blocco del turn over (a quota 20% nelle altre amministrazioni) viene elevato al 50%. Delle possibili assunzioni presso le Universita’, almeno il 60% dovra’ essere riservato ai nuovi ricercatori.
- Concorsi di ricercatore gia’ banditi fuori dal turn over.
I bandi di concorso per posti da ricercatore gia’ banditi sono esclusi dal turn over. 2300 ricercatori dunque saranno esclusi dal blocco del turn over.
- Enti di ricerca esclusi dal blocco delle assunzioni. Gli enti di ricerca sono esclusi dal blocco delle assunzioni che e’ entrato in vigore per tutte le amministrazioni pubbliche.
- Piu’ finanziamenti alle Universita’ migliori.
Piu’ finanziamenti (cioe’ il 7% del Fondo del Finanziamento ordinario e del Fondo straordinario della Finanziaria 2008) saranno distribuiti alle Universita’ migliori: quelle con offerta formativa, con qualita’ della ricerca scientifica, qualita’, efficacia ed efficienza delle sedi didattiche migliori. Le universita’ piu’ virtuose saranno individuate in tempi molto brevi attraverso i parametri di valutazione Civr (Comitato di indirizzo per la valutazione della ricerca) e Cnvsu (Comitato nazionale valutazione del sistema universitario).
- Borse di studio ai ragazzi piu’ meritevoli.
Per la prima volta in Italia, si legge nella nota inviata dal ministero, tutti gli aventi diritto avranno la borsa di studio. L’incremento di 135 milioni di euro sara’ destinato ai ragazzi capaci e meritevoli, privi di mezzi economici. 180 mila ragazzi oggi sono idonei a ricevere la borsa di studio e l’esonero dalle tasse universitarie, ma solo 140.000 li ottengono di fatto gia’ oggi.
- 65 milioni per nuove strutture per il 2009.
Per gli studenti universitari ci saranno 1700 posti letto in piu’. Saranno realizzati inoltre progetti per le residenze universitarie.
L’asinello diventa cavallo
Novembre 5, 2008 on 6:04 pm | In Politica | No CommentsBarack Obama è il 44esimo Presidente degli Stati Uniti d’America. Esponente del partito democratico già senatore dell’Illinois è anche, in assoluto, il primo Presidente afroamericano della storia degli States. Ha vinto con una buona maggioranza in termini percentuali di voti espressi, 52 a 46, +6 sul rivale, e con una larghissima maggioranza in termini di “grandi elettori”, più del doppio, precisamente 349 a 163.
Il senatore McCain, lo sfidante per il posto di primo inquilino della Casa Bianca, esponente del partito repubblicano, lo stesso partito del presidente uscente G.W. Bush, riesce a mantenere il consenso del cuore degli USA. Gli Stati centrali hanno infatti votato per il senatore repubblicano e lo stesso distacco percentuale è la dimostrazione che gli americani sono essenziamente più repubblicani.
Devo confessare la mia simpatia per Obama, pur sperando nella vittoria di McCain; non è opportunismo e qualche amico potrà testimoniare. Tante volte la simpatia per una persona è “a pelle”. Non conoscevo nessuno dei due candidati eppure il senatore Obama mi ispirava fiducia. La fiducia della quale ha bisogno un paese in grave difficoltà.
Il vento di novità portato dal presidente Obama, unito agli errori del governo Bush ed alla crisi economica, vero ed importante cavallo di Troia, hanno alimentato il sogno americano.
Obama ha saputo meglio incarnare e rappresentare la voglia di riscatto di un paese, prima potenza mondiale, che per troppe volte in questi ultimi anni è stato messo in ginocchio ed ha stentato a rialzarsi. Si potrebbe partire dalla fatidica data dell’11 settembre per finire con il ko finanziario dei nostri giorni. Non è stato molto difficile per Obama ed i democratici disegnare una linea di congiunzione tra Bush e McCain.
Al vecchio senatore reduce dal Vietnam, troppo vecchio forse per incarnare i sogni di rinascita degli americani, va dato l’onore delle armi. Gli va riconosciuta la forza e la tenacia di aver condotto una campagna elettorale difficilissima per chiunque altro, nell’annoso intento di scrollarsi di dosso le negatività dell’amministrazione Bush. Sarebbe stata una debacle per tanti eppure McCain è riuscito a mettere il fiato sul collo al suo avversario, segno questo della bontà di una propaganda ricca di contenuti e di pochissime accuse. Poi c’è stato un errore di valutazione sul vice, la Sarah Palin, governatrice dell’Alaska, che in tutti i modi ha tentato concentrare su di se la maggior parte dell’opinione pubblica e più volte è caduta in fallo. Certo non ha determinato la sconfitta dei repubblicani ma, dal mio punto di vista, ha contribuito a rendere più affidabile l’avversario e il suo enturage.
Da sottolineare il rispetto reciproco degli avversari ed il comune intento di risollevare il paese. McCain chiama Obama e si complimenta per il risultato elettorale facendogli gli auguri di buon lavoro. Lo stesso McCain, davanti alla folla di fans, dice “Obama è il mio presidente e devo, dobbiamo, aiutarlo affinchè gli USA ritornino ad essere la grande potenza che pur rappresentano”. Obama dal canto suo elogia lo sfidante e lo ringrazia per aver tenuto alta la discussione ed il dibattito politico. Sarà il caso di prendere esempio…
Al presidente Obama l’in bocca al lupo, sincero, di buon lavoro.
Reduci sessantottini
Ottobre 28, 2008 on 7:22 pm | In Politica | No CommentsHo lasciato il liceo qualche anno fa. Cinque anni fa precisamente. Sono ancora uno studente universitario. Quello che più mi ha colpito in questa paradossale situazione di protesta è la capacità di ribaltare la realtà, di ribaltare anche ciò che il legislatore fortunatamente mette su carta, cioè la legge. Da questo momento viene fuori lo strumento che meglio sa usare la parte sinistra, imperniata di ragioni, filosofie, schemi, modi d’essere… del ‘68: la demagogia.
Non voglio entrare nel merito della legge. Per una analisi più accurata dei contenuti vi rimando al sito dell’amico Gianmario che sta analizzando molto dettagliatamente i contenuti degli atti legislativi in questione. Tuttavia qualunque persona di buon senso si renderebbe conto della necessità di riformare un sistema che fa acqua da tutte le parti. Un sistema che è drammaticamente carente su un argomento sostanziale: la cultura.
Questi provvedimenti ritengo vadano nella direzione giusta.
La cosa che più di tutte mi rammarica e mi fa rabbia è vedere in giro tutti quei sessantottini che rivivono in questa protesta i loro anni migliori. Felici e contenti di fomentare, aizzare e strumentalizzare giovani studenti che hanno come unico scopo quello di far festa a scuola. Consapevoli del loro insuccesso passato del quale noi giovani continuiamo a pagarne i debiti di incontabile ammontare, rivedono in questa protesta la possibilità di riprendere ciò che fortunatamente la storia gli ha tolto dalle mani. Non si spiegano altrimenti le dichiarazioni di un filosofo torinese, docente dell’università subalpina, che in merito alle proteste ha avuto modo di dire dalle righe del quotidiano italiano più letto che “è un vero peccato che il ‘68 non sia continuato, è stato un grande sogno che adesso abbiamo l’opportunità di riprendere“.
Quant’è che ci renderemo conto che persone come questa tentano di minare ancora il nostro futuro?
La nostra vittoria sarà tale se noi giovani riusciremo a riformare un sistema che riporti a punto di riferimento la meritocrazia, che elimini le baronie dalle università, che cacci a calci nel sedere professori incompetenti che danneggiano il nostro sapere. Un sistema che faccia in modo tale da poter dare agli studenti tutti gli stumenti necessari affinchè gli stessi possano confrontarsi parimenti con studenti provenienti da università qualificate di altri paesi. Un sistema che non permetta di sperperare i fondi statali per pagare gli stipendi a coniugi, figli e parenti dei boss universitari. Un sistema che permetta a noi giovani di studiare e farlo bene.
Se ciò non è in linea col nostro futuro allora protestiamo pure, però facciamolo anche ad aprile, a maggio ed a giugno e non sono prima delle feste di Natale… Saremo solo poco credibili e daremo forza e sfogo ai sessantottini esiliati nel buio delle loro menti.
Demagogia e protesta
Ottobre 23, 2008 on 10:55 am | In Politica | 2 CommentsDopo aver letto ancora di occupazioni e cortei contro la “Riforma Gelmini”, ho anche creato un gruppo su facebook ormai formidabile mezzo di comunicazione, sono convinto che questo è davvero un momento importante per l’Italia.
Siamo difronte ad un bivio pericoloso: governare, decidere e riformare oppure solo governare.
Non è pensabile che su un tema tanto importante per il presente e il futuro dell’istruzione italiana si possa fare della becera demagogia. Ancor peggio se tali temi vengono usati come strumento di mera opposizione politica.
Tutto ciò non è ammissibile!
Personalmente sono a favore della riforma della scuola con alcune considerazioni critiche in relazione al voto il condotta, evitando che venga usato come strumento di “punizione politica”, ed in riferimento alla trasformazione delle università in fondazioni. Su questo secondo punto la specificità del tema richiede approfondimenti notevoli. In linea generale concordo col dare alle università la possibilità di creare concorrenza tra loro se ciò significa maggiore e migliore servizio per gli studenti. Se il tutto, invece, si risolve in una speculazione privata sarebbe un danno per la cultura italiana.
Fallimento del maestro unico, tagli alla scuola (giustissimi se relazionati ai milioni di euro di spreco), scomparsa del tempo pieno… Cavolate! La legge non prevede nulla di tutto ciò e chi come me è impegnato in politica ha il dovere di dirlo a gran voce!
Sciopero? Ripensiamolo
Ottobre 17, 2008 on 5:16 pm | In Politica | No CommentsSi parla di sciopero. Da una parte il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, dall’altra la Cgil, che mi permetto di definire “sindacato comunista dei fannulloni del no”.
Nel mezzo il progetto del Governo che riforma il diritto di sciopero, soprattutto nei servizi pubblici essenziali. Cambiamenti che la naturalmente la Cgil contesta così come contesta ed ha contestato qualsiasi proposta di riforma riguardante il mondo perverso del lavoro, dei contratti che lo regolano, delle forme e modalità del sindacato stesso e di qui in avanti.
“Lo sciopero è un diritto incoercibile e le linee guida confermano i tratti illiberali già denunciati nei giorni scorsi” si legge in una nota del sindacato di Epifani. Ma Sacconi insiste: “Cittadini e imprese non possono essere penalizzati”. Ovviamente. Penalizzati da chi lo sciopero lo fa per professione.
La disinformazine la fa da padrone ed il ministro del Welfare chiarisce le linee guida del futuro decreto legge. Si parte dall’idea che lo sciopero potrà essere proclamato anche nel caso in cui venga indetto da una minoranza di lavoratori, ma il governo chiede di sapere “preventivamente quale sarà l’adesione” così da contrastare “l’effetto annuncio che crea disagi ai cittadini”. Ed ancora: via al referendum consultivo obbligatorio prima dello sciopero; adesione individuale preventiva per sapere quanti servizi verranno toccati; sanzioni affidate ai prefetti e non alla Commissione di garanzia, affinchè siano “effettive”; no al blocco di ferrovie, strade, aeroporti, no al danneggiamento irreversibile degli impianti.
La Cgil, però, non ci sta e mette in guardia il governo da rischi di incostituzionalità. Cosa? Incostituzionalità? La Cgil? Il sindacato?
“Le norme attaccano i diritti dei lavoratori e della loro rappresentanza e appaiono sbagliate nel metodo, nel merito e sotto il profilo costituzionale”. Ma la Carta Costituzionale, in materia di sindacato, all’art. 39, sancisce che “ai sindacati non può essere imposto altro obbligo se non la loro registrazione presso uffici locali o centrali, secondo norme di legge. E’ condizione per la registrazione che gli statuti dei sindacati sanciscano un ordinamento interno a base democratica. I sindacati registrati hanno personalità giuridica […]. Sono registrati i sindacati? Manco a pensarlo. Qualche mente illustre aveva pensato di riportare all’attualità la questione ma è stato ingenerosamente attaccato. “Vogliono imbavagliare i sindacati” hanno gridato. Gli statuti delle tre maggiori confederazioni sindacali italiane sanciscono un ordinamento interno a base democratica? Si, ma solo quando si tratta di organizzare scioperi e manifestazioni; per tutto quanto concerne l’attività sindacale non c’è possibilità di proferire parola da parte della base. Infine i sindacati, dato il non rispetto dei commi 2 e 3 dell’art. 39 Cost., non hanno personalità giuridica. Eppure la Cgil ha un fatturato annuo che si attesta sul milione di euro!
Cosa c’è di costituzionale nell’ordinamento sindacale? Nulla se non la più completa ed esplicita incostituzionalità.
Il complesso delle misure annunciate, dice la Cgil, “conferma il chiaro intento di introdurre ulteriori e immotivate restrizioni al diritto di sciopero e alla libertà sindacale in una situazione nella quale le regole attuali offrono già all’utenza una protezione che non ha eguali negli altri paesi europei”. E i turisti che arrivano in Italia e si trovano a dover attendere per ore, come accade spesso per il settore aereo e ferroviario, che i gentili operatori tornino a fare il proprio dovere?
Una sola cosa è certamente vera: anche su questo “è paese dei balocchi”. Speriamo nel buon ministro Sacconi.
Contro la camorra, per la legalità
Ottobre 11, 2008 on 4:50 pm | In Politica | 1 Comment“Noi, cittadini onesti dell’Agro aversano, con questa raccolta firme intendiamo esprimere il nostro sostegno all’iniziativa del Governo che ha deciso di inviare 500 paracadutisti della Folgore, in aggiunta alle 400 forze dell’ordine già sul territorio, per contrastare la Camorra. È un’iniziativa che aspettavamo da tempo, che ci auguriamo non abbia limiti temporali e che può segnare un nuovo inizio per il lungo percorso di legalità che serve all’Agro aversano”.
È questo il testo della raccolta firme “contro la Camorra, per la Legalità”, organizzata da Giuseppe Lucariello e Antimo Menditto, rispettivamente Presidente e Vice Presidente del circolo di Azione Giovani di Aversa e che si terrà domenica mattina dalle ore 10 in via Roma, angolo Piazza Municipio.
La petizione è indirizzata al Presidente del Consiglio, On. Silvio Berlusconi, al Ministro degli Interni, On. Roberto Maroni e al Ministro della Difesa, On. Ignazio La Russa.
“Per la prima volta nella storia d’Italia, il Governo prende sul serio la minaccia del clan dei casalesi. L’invio dell’esercito è una misura che aspettavamo da tempo e che ci auguriamo duri fino alla vittoria, come ha detto il Ministro Maroni. La battaglia è lunga”, afferma Gianmario Mariniello, consigliere comunale e Dirigente nazionale di Azione Giovani.
“La nostra raccolta firme non è solo un atto a sostegno del Governo. Ma è anche un piccolo segnale che vogliamo dare alle istituzioni. La gente onesta dell’Agro aversano è dalla parte della legalità, dalla parte dell’Esercito e delle Forze dell’ordine”, sottolinea Dino Carratù, dirigente provinciale di AG e vice presidente cittadino di Alleanza Nazionale.
Logica analisi
Settembre 21, 2008 on 6:47 pm | In Politica | No CommentsSulla vicenda Alitalia mi avvalgo della facoltà di non rispondere, per adesso. Voglio però segnalare un articolo di Pietro Ichino pubblicato sul Corriere della Sera. Ichino, giuslavorista ed esperto di diritto sindacale, è parlamentare eletto tra le fila del Pd; non uno di centrodestra.
Mi permetto un solo commento che più volte ho scritto a proposito del sindacato: non ho fiducia in questi uomini che fanno del sindacato, inteso come strumento di tutela dei lavoratori, il loro trampolino di lancio politico (esempio Cofferati, Pezzotta). Non ho fiducia in una struttura che è incostituzionale e non mi stancherò mai di ripeterlo; si legga a tal proposito l’art. 39, comma due, tre e quattro della Costituzione.
Diamo speranza all’Italia di domani. Il resto è noia
Settembre 18, 2008 on 9:35 am | In Politica | No CommentsCarissimi,
credo che a nessuno di voi sia sfuggito il tentativo di strumentalizzazione messo in atto sulla antica diatriba fascismo-antifascismo ai danni di Azione giovani, anche per qualche nostra ingenuità.
Ero convinta che il comportamento di migliaia di ragazzi nell’incontro con il presidente Fini ad Atreju avesse rivelato alla politica e al mondo dell’informazione qualcosa di più del nostro modo di essere e di pensare. Così non è stato. Così non si è voluto che fosse.
Ritengo dunque opportuno intervenire, anche per non essere ingiustamente attaccati in nome di cose né dette né pensate.
Non cadete nel tranello. Siamo stati e restiamo gente che crede nella libertà, nella democrazia, nell’uguaglianza e nella giustizia.
Siamo quelli che ogni giorno consumano i migliori anni della propria gioventù per difendere questi valori, al punto che se oggi qualcuno si mettesse in testa di reprimerli – come avviene in Cina, a Cuba o in altre parti del mondo – noi li difenderemmo con la vita. Sono i valori sui quali si fonda la nostra Costituzione e che sono propri anche di chi ha combattuto il fascismo.
Certo, c’è stato anche un antifascismo “militante” in nome del quale sono stati uccisi presunti fascisti e anche antifascisti, sono stati infoibati vecchi, donne e bambini, sono stati eliminati ragazzi di sedici anni che avevano come unica colpa quella di far parte della nostra organizzazione. Certo, ancora oggi, in nome dell’antifascismo “militante” ad alcuni di noi viene impedito di andare a scuola, all’università, al cinema.
Si tratta della mia obiezione ed è la stessa di Gianfranco Fini che, ad Atreju, ha operato questa distinzione, parlando di un antifascismo democratico e uno non democratico, ovvero di una parte di questo fenomeno nei cui valori ci riconosciamo e di un’altra parte le cui gesta sono distanti anni luce dai principi nei quali crediamo (e nei quali dovrebbe credere anche l’altro antifascismo). Noi rifiutiamo ogni forma di violenza, oppressione e intolleranza.
Gianfranco Fini ha operato questa distinzione senza soffermarcisi perché voleva che il suo giudizio sul fascismo fosse chiaro, netto, definitivo. Sapeva che molti di noi sarebbero stati feriti da questo atteggiamento, ma non ha voluto blandirci come fossimo ragazzini inconsapevoli. Sapeva di avere davanti gente piena di dignità, giovane e matura nello stesso tempo. Ed è quello che siamo.
E allora guai a offrire pretesti a una sinistra terrorizzata dall’impossibilità di utilizzare ancora contro di noi quella carta jolly rappresentata dall’accusa di fascismo. Guai a farci mettere ancora sotto accusa da chi, per storia, ha decisamente poche lezioni da offrire. Così da poter essere finalmente noi a chiedere conto del perché, ancora oggi, non una parola di solidarietà venga spesa dai sedicenti democratici quando i ragazzi di Ag vengono aggrediti o le loro sedi date alle fiamme.
E adesso, per favore, basta.
Basta con questa storia del fascismo e dell’antifascismo. Mi rivolgo a tutti, dentro e fuori da Azione Giovani, dentro e fuori da An, dal Pdl, da Montecitorio, dalla politica italiana intera. Pietà! Siamo nati a ridosso degli anni ’80 e ’90, siamo tutti protesi anima, cuore e testa nel nuovo millennio. Dobbiamo respingere insieme questo tentativo di rinchiudere quella meravigliosa gioventù che svolgeva poche ore fa la più grande manifestazione giovanile d’Italia in uno spazio angusto di quasi cento anni or sono. Ragazzi, stiamo vincendo e questo non va giù a una sinistra sempre più priva di risposte concrete e suggestioni efficaci. Che ha completamente perso il contatto con la nostra generazione e ora cerca di costringerci all’interno di una galera civile per evitare che il nostro amore possa continuare a contagiare altri giovani italiani.
Non ne posso più di parlare di fascismo e antifascismo, e non intendo farlo ancora. Voglio fare altro, occuparmi di questo presente e di questo futuro. Come ognuno di voi, voglio fare politica nell’Italia di oggi, per dare una speranza all’Italia di domani.
Tutto il resto è noia.
Giorgia Meloni
Powered by WordPress with Pool theme design by Borja Fernandez.
Entries and comments feeds.
Valid XHTML and CSS. ^Top^














